Foggia
Madonna dei Sette Veli
Nel 1062 Foggia non era ancora una città. I pochi casolari arroccati intorno alla Taverna del Gufo si perdevano solitari nella campagna arroventata. I grandi querceti, numerosi all'epoca, erano ricchi di selvaggina. Qua e là, in primavera, occhieggiavano laghetti e stagni, resti delle pioggie invernali. Fu sulle acque di una di queste pozze che ebbe inizio la storia della Madonna dei Sette veli e, con essa, la storia di Foggia.
Alcuni contadini, che conducevano i buoi all'abbeverata, videro tre fiammelle posate sulle acque. Incuriositi e timorosi, vollero approfondire. Rinvennero, così, sepolta nella melma, una grande tavola avvolta in teli. La scoprirono: era un'icona che né l'acqua, né le traversie del tempo erano riuscite a distruggere del tutto. Nonostante fosse degradata, si distingueva bene l'immagine della Vergine Madre di Dio nell'atto di offrire all'adorazione il suo Figlio Gesù.
I buoni contadini rivestirono l'immagine di veli nuovi e la portarono in una vicina casupola, la
Taverna del Gufo. La capanna divenne ben presto il centro religioso della zona e nei dintorni si costruirono molte case.
I forestieri cominciarono ad affluire numerosi per venerare la Madre di Dio, ma anche per trafficare con i pastori abruzzesi che affollavano la zona da settembre a maggio. La
Taverna del Gufo con la sua preziosa icona divenne il centro di un agglomerato che sia forestieri che i paesani chiamavano volentieri
Sancta Maria de Focis, a ricordo della Vergine Santa e delle tre fiammelle apparse sulle acque del lago. Nel 1080 Roberto il Guiscardo volle che sullo stagno dove era stato rinvenuto il Sacro Tavolo fosse costruita una grande chiesa. Appena ultimata, la chiesa venne elevata al rango di Chiesa Palatina e l'immagine della Vergine vi trovò la sua definitiva sistemazione. Nel 1172 il tempio venne ampliato su interessamento di Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono. Con la chiesa cresceva anche la città che divenne ben presto una delle più importanti del Regno. La storia del santuario si identificò con quella della città. Via via che la città s'ingrandiva, la chiesa veniva abbellita e arricchita di arredi, di nuove rendite e di privilegi. Tutti i Re, dai Normanni agli Svevi, agli Angioini fino agli Aragonesi, gli Spagnoli e, infine, i Borboni, tutti considerarono quella di Foggia come una delle chiese più care. Spesso Foggia ospitava le assemblee parlamentari di cui la sua chiesa era il momento religioso. Diverse volte i Principi Regnanti scelsero la Chiesa di Santa Maria de Focis per i loro matrimoni.
Il Re Carlo I d'Angiò, morto a Foggia nel 1285, volle che nella Chiesa di Santa Maria fosse sepolto il suo cuore. Il Sacro Tavolo oggi si presenta tutto ricoperto da preziosi drappi riccamente ricamati. Verso la sommità si vede un'apertura ovoidale ricoperta di stoffa nera. Il 1731 fu un anno memorabile nella storia di questo santuario. La Chiesa Collegiata di Foggia era stata semidistrutta da un violento terremoto. Il Sacro Tavolo era alloggiato nella chiesa di San Giovanni Battista. Il 22 marzo, giovedì santo, mentre il popolo era tutto raccolto nella partecipazione alla Santa Messa, si vide distintamente apparire nella piccola finestra ogivale del Sacro Tavolo il volto della Vergine Madre di Dio. S. Alfonso Maria de' Liguori, appresa la notizia, volle recarsi a Foggia per rendere omaggio alla Vergine Santissima.
Anche lui ebbe il privilegio di vedere la Madonna che appariva come una giovinetta di 13-14 anni col capo coperto di velo bianco. Le apparizioni si rinnovarono fino al 1745. Nel 1782 la sacra immagine venne incoronata con decreto del Capitolo Vaticano e nel 1806, per volere di Pio VII, la chiesa fu illustrata col titolo di Basilica Minore. Infine, nel 1855, con la istituzione della Diocesi di Foggia, la chiesa di Santa Maria del focis venne elevata a cattedrale della nuova diocesi. Le celebrazioni festive vengono svolte due volte: dal 20 al 22 marzo per ricordare le apparizioni avvenute nel sec. XVIII e dal 13 al 16 agosto.La chiesa, piena di opere d'arte, è stata molto rimaneggiata fra il XVI e XVIII secolo; conserva, tuttavia, molte splendide tracce del suo glorioso medioevo. E' a disposizione degli studiosi un Archivio Capitolare molto interessante per la storia della Capitanata. |