Castelpagano o
Castelsaraceno
Ubicato su di uno sperone del Gargano a 545
metri di altitudine, a Sud-Ovest del promontorio del Gargano nel comune di
Apricena, il castello, di cui rimangono poche rovine, faceva parte di un borgo
la cui origine è incerta. La posizione elevata, ottima all'epoca per controllare
il territorio sottostante, gli permette una vista stupenda verso il Gargano ed i
monti del Molise da una parte e su tutto il Tavoliere delle Puglie dall'altra.
L'epoca della
fondazione di questa rocca è incerta, si pensa possa essere antecedente persino
alla costruzione di Apricena, quindi la seconda metà del IX secolo . Già
fiorente nel XI secolo sotto la signoria del normanno conte Enrico, passò poi da
Rainulfo, duca di Aversa, a Ruggero,
signore di Rignano, in seguito ad una lunga ed aspra guerra. Sebbene
inespugnabile per la natura del luogo, nel 1137 il castello cadde nelle mani di
Lotario III, sceso in Italia istigato da Papa Innocenzo II e dai principi
spodestati da Ruggero, con centinaia di vittime durante la battaglia per
occupare Rignano ed il feudo di Castelpagano.
Nel 1177 il monastero di San Giovanni de Lama, attuale convento di San Matteo, insieme a quello di Santa
Maria di Pulsano e ad altre terre fu dato da Guglielmo II, come
appannaggio alla moglie Regina Giovanna, figlia di Arrigo II, re d'Inghilterra. Il suo nome è
presente anche su di un antico documento del 21 Settembre 1231 narrante la
storia di un certo Leonardo di Falco, mendicante cieco della zona, che fu
sorpreso nel sonno dalla Vergine Maria che gli donò la vista e gli indicò un
simulacro su di una grossa quercia.
Costui informò gli abitanti di Castelpagano
che accorsero sul luogo dell'apparizione e costruirono una chiesetta,
probabilmente gli attuali ruderi dell'eremo di Sant'Agostino nella valle di
Stignano.
Nel santuario Maria SS. di Stignano sono presenti due tele
raffiguranti il castello con il borgo arroccato su di un monte. Federico II,
residente nella vicina Apricena, lo restaurò adeguandolo per i suoi svaghi di
caccia e vi installo una guarnigione di fidi Saraceni, da cui il nome poiché i
non cristiani venivano chiamati pagani.
In seguito il borgo fu feudo di Manfredi, figlio di Federico II e fondatore di
Manfredonia, e più tardi fu
devoluto ai re per diritto regio. Nel 1496 Ferdinando lo donò a Ettore Pappacoda di Napoli che donò splendore a tutta la zona facendo
erigere anche il Santuario di Stignano nel 1515; estinta tale famiglia, tornò al
regio demanio.
Il 10 marzo 1580 Antonio Brancia, da cui il prende il nome
la località sottostante, lo comperò da Filippo II per 90mila
ducati. Nel 1732 fu dei Mormile, poi lo comperò Don Garzia di Toledo
e da questi, nel 1768, il Principe Cattaneo di Sannicandro. Sicuramente
fu soggetto a diversi terremoti, testimoniati da documenti nei quali è narrata
la vicenda del 1627 quando Apricena e dintorni subirono enormi danni.
Attualmente i ruderi consistono in un muro
lungo una cinquantina di metri e alto non più di un metro e mezzo con due
aperture che furono due porte dagli stipiti lavorati. Questo muro fa angolo a
sinistra con un resto di fabbrica brevissimo, mentre a destra è unito con una
torretta circolare che attualmente non supera i cinque metri.
Da questa torre parte una muraglia continua lievemente scarpata a picco sulla
valle sottostante. Un terzo muro chiude a sud il quadrilatero. In un angolo si
erge la torre maggiore a cinque facce alta sei o sette metri. Entro il
quadrilatero si vedono tracce di muri, ma che non bastano a farci capire la
struttura interna del castello.
Il borgo fu abbandonato all'inizio del seicento
gradualmente per il trasferimento degli abitanti ad Apricena, probabilmente a
causa della gran penuria d'acqua ed in seguito il complesso fu soggetto allo
sciacallaggio dei pastori locali che prelevarono le pietre della struttura per
costruire i loro rifugi nella sottostante valle di Sant'Anna.
Nei dintorni del castello vi sono innumerevoli anfratti e grotte, ricordiamo la
grotta della Lia c.a. 200 mt., rifugio di briganti nel XIV° secolo. Nei
dintorni sono stati trovati diversi reperti, alcuni anche antecedenti all'era
medievale e nella ristrutturazione, ancora in corso, sono rinvenuti resti umani
quasi a testimoniare la presenza di un cimitero e di conseguenza a confermare la
presenza del borgo, quasi certa a causa del ritrovamento di una ingente quantità
di pozzi e cisterne necessarie alla vita in una zona così arida e priva di corsi
d'acqua.
Come arrivare
Da San Marco in Lamis
● Arrivare in prossimità dello scalo
ferroviario di S. Marco in lamis ed una volta giunti imboccare l'incrocio che
porta ad Apricena ed arrivare nelle località "Trattorino" o "Cifello", quindi
lasciare il mezzo e proseguire a piedi per la valle di Sant'Anna.
● Imboccare la strada per Sannicandro
Garganico e proseguire fino al Km 14 dove sulla sinistra si trova una strada
secondaria con il cartello "forno", proseguire per la strada che poi diventa un
tratturo fino ad arrivare al castello con il mezzo.
Da Apricena
Imboccare la strada per San Marco in
Lamis e proseguire fino a giungere vicino lo
scalo ferroviario di S. Marco in Lamis,
c.a. un paio di km prima arrivare in
prossimità della località "Trattorino" o "Cifello", quindi lasciare il mezzo e
proseguire a piedi per la valle di Sant'Anna.
Da Sannicandro Garganico
Imboccare la strada per San Marco in
Lamis e proseguire fino al Km 6 dove sulla destra si trova una strada secondaria
con il cartello "forno", proseguire per la strada che poi diventa un tratturo
fino ad arrivare al castello con il mezzo.
Da Rignano Garganico
Imboccare
la pedegarganica e giungere in prossimità dello scalo ferroviario di S. Marco in
lamis ed una volta giunti imboccare l'incrocio che porta ad Apricena ed arrivare
nelle località "Trattorino" o "Cifello", quindi lasciare il mezzo e proseguire a
piedi per la valle di Sant'Anna. |
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