Impianto di un campo di raccolta
Germoplasma e sua conservazione
Il germoplasma è costituito da materiali che permettono la riproduzione nel tempo di specie e varietà. Il materiale è raccolto sia in campo vegetale che in campo animale. La raccolta può essere fatta ex-situ o in situ. La raccolta ex-situ è fatta dalle banche del germoplasma che, in campo animale, provvedono a congelare il seme e, di recente, gli embrioni; in campo vegetale provvedono alla conservazione dei semi. Grosse banche del germoplasma si trovano negli Stati Uniti. Una banca molto importante, che conserva i semi di circa 80.000 varietà tra cereali, leguminose e piante ortive, sia coltivate che selvatiche affini alle prime, si trova a Bari ed è gestita dal C.N.R.
La conservazione in situ consiste negli allevamenti veri e propri di animali e nella coltivazione delle piante. I Parchi possono intervenire ottimamente nella conservazione del germoplasma in situ e possono completare alla perfezione il meccanismo di salvaguardia della biodiversità.
Importanza del recupero
Le politiche di approccio nei confronti della natura, specialmente negli ultimi tempi, sono state politiche distruttive e di rapina. Nel campo delle politiche agricole si è assistito alla imposizione di modelli che, in campo vegetale, hanno visto prevalere gli ibridi sulle varietà, la monocoltura sulla policoltura e le consociazioni, le rotazioni sostituite in gran parte dalle lavorazioni; in campo animale hanno visto prevalere gli incroci sulle specie e poche specie sulle molte non ritenute economicamente valide e quindi emarginate dal mercato.
L’imposizione di modelli che tengono conto esclusivamente di parametri estetici e di riduzione dei costi, sono state semplicemente devastanti ed hanno comportato una notevole erosione di variabilità. In alcuni ambiti, e in particolare nei prodotti agricoli, tale perdita, a partire dagli inizi del 900 sino ad oggi, è stata addirittura del 75 %.
La perdita di variabilità genetica è irreversibile in quanto la selezione che ha portato all’affermazione di specie e varietà è avvenuta nell’arco di migliaia e anche di milioni di anni. Se questo è l’ordine di grandezza, si può ritenere dunque che un recupero di quanto perduto è impossibile. Tentare di arrestare quanto è in atto diventa allora una priorità assoluta. La perdita di variabilità incide in diverse direzioni:
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Impoverimento ecologico.
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Perdita di geni della resistenza alle avversità e della rusticità.
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Maggiori difficoltà nell’impiego di tecnologie ecocompatibili che sono di basso impatto ambientale proprio a causa della riduzione di resistenza e rusticità delle specie.
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Aspetti culturali. Le specie domesticate, sia animali che vegetali, hanno continuamente interagito con la storia dell’uomo. La loro conservazione equivale a conservare anche le testimonianze di vita e del lavoro avute nel corso delle trasformazioni dei sistemi di coltivazione e di allevamento. Recuperare e conservare antiche specie e varietà e razze significa valorizzare quanto fatto dall’uomo in termini di valori legati al cibo, alla sua produzione, trasformazione e fruizione.
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Perdita di emozioni. Il recupero di sapori ormai scomparsi a causa delle scelte produttive che tendono ad uniformare il gusto e all’offerta di pochi prodotti standardizzati è un’operazione altamente emozionale e coinvolgente.
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Progetto di recupero delle fruttifere tradizionali locali
Soggetti interessati
I soggetti principali sono L'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, parte dei Lavoratori Socialmente Utili in suo carico, la cooperativa Arcella e il consorzio CNS al quale è associata. Il primo mette a disposizione la sensibilità all'argomento e i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro (hanno scelto loro, fra tanti, di essere stabilizzati sul progetto), la terza l'organizzazione e la capacità imprenditoriale. Senza però chi aveva lavorato per anni con pazienza certosina a raccogliere notizie, a catalogare varietà e a mettere a disposizione il risultato delle sue fatiche, il prof. Nicola Di Novella, il progetto sarebbe stato monco e di difficile attuazione. SCO non ha fatto altro che assemblare l'esistente, coordinarlo e inserirlo in una rete di rapporti che permettono lo svolgimento del progetto assicurandone il monitoraggio e intervenendo per risolvere i problemi che nascono. Va infine ricordato l'apporto dato dal dr. Paolo Belloni, esperto nella divulgazione della biodiversità, e il coordinamento tecnico ed economico da parte di un collaboratore di SCO.
Cosa è previsto nel progetto
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Realizzazione di 1 Campo di Raccolta di fruttifere tradizionali locali.
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Realizzazione di 2 Campi Collezione di fruttifere tradizionali locali.
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Realizzazione di 1 Vivaio di fruttifere tradizionali locali.
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Realizzazione di 1 Manufatto da utilizzare come laboratorio.
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Attività varie, collaterali ai lavori previsti: attività didattica e divulgativa, creazione di percorsi storici ed evolutivi.
Fasi del recupero del germoplasma
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Sono individuati i contadini che hanno varietà locali. Per questa operazione si ricorre a studi fatti in precedenza o si invitano coloro che hanno o pensano di avere delle varietà non censite; spesso, soprattutto in occasione delle mostre pomologiche, si fanno avanti delle persone che spontaneamente offrono materiali in loro possesso.
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Si fa una valutazione sommaria in campo della varietà cercando d capire se si tratta effettivamente di una varietà non ancora classificata.
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Nella stagione adatta, della nuova varietà, si prelevano i nesti o marze, cioè parti di pianta adulta, i quali sono innestati su un portainnesto franco, cioè nato da seme (si preferisce il selvatico). Per evitare confusioni, sulla pianta innestata si pone un cartellino impermeabile che ne descrive le caratteristiche. La pianta così innestata si mette nel campo raccolta per successivi studi ed accertamenti.
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Le piante innestate sono invasate e messe nel campo raccolta. Qui ci sono diversi settori. Il primo accoglie i portainnesti, la cui provenienza è certificata dal venditore; il secondo settore accoglie le piante innestate e invasate che sono destinate a rimanere nel posto per poco tempo; il terzo settore accoglie le piante che devono essere messe a dimora definitiva. In ogni settore le piante devono essere messe a dimora alla distanza giusta che assicuri la loro normale attività vegetativa. Le piante messe a dimora, sin dal momento in cui arrivano nel campo raccolta, hanno bisogno di tutte le cure del caso e di questo si occupano i lavoratori, ex-LSU.
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Quando si è certi della varietà, le piante innestate sono trasferite nei campi collezione. Spesso la stessa varietà è chiamata con nomi diversi; talora si pensa di avere una varietà locale quando in realtà si tratta di varietà introdotte da altri posti. Questi due semplici esempi fanno capire quanto sia difficile l'approccio al problema. Ovviamente, lo stabilire l'appartenenza di un materiale ad una data varietà non può che essere demandata ad istituiti universitari che si occupano della questione.
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Per la riproduzione del materiale recuperato c'è un vivaio apposito dove, tra poco, si potranno acquistare le varietà recuperate.
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Tutte le operazioni colturali seguono i dettami dell'agricoltura biologica.
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Ai contadini che, contro la tendenza generale, hanno continuato a coltivare le varietà di frutta locale e che hanno fornito il materiale genetico, è offerto un attestato di benemerenza di "contadino-custode" da parte dell'Ente Parco ed anche un riconoscimento monetario per l'opera altamente meritoria svolta.
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La messa a conoscenza di quanto fatto, avviene attraverso pubblicazioni di articoli su stampa locale e nazionale, su attività svolte con le scuole e con le mostre pomologiche, organizzate annualmente. La partecipazione a mostre internazionali, come quella in Francia nell'autunno del 2003, costituisce un allargamento degli orizzonti ad una dimensione più grande.
Ringraziamento:
Al Dott. Agr. Alessandro Augello (testi e foto)
A SCO Sviluppo Cooperazione Occupazione di Roma |
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 Un campo raccolta di germoplasma è un frutteto con caratteristiche particolari consistenti nell’allevamento di piante appartenenti a specie o varietà che si ha intenzione di salvaguardare. Dato l’estremo frazionamento dei terreni e la ripidezza delle pendenze del territorio interessato dal progetto, non è facile reperire un numero di ettari sufficienti e adatti. Nella foto è rappresentato uno dei tanti terreni visitati per giudicarne l’idoneità allo scopo |
 Delimitato lo spazio dove si intende realizzare l’impianto, si individuano coloro che devono fornire il materiale di specie e varietà locali da proteggere. Per questa operazione si ricorre a studi fatti in precedenza o si contattano coloro che hanno o pensano di avere delle varietà non censite; spesso, soprattutto in occasione delle mostre pomologiche, si fanno avanti delle persone che spontaneamente offrono materiali in loro possesso. Individuata una nuova varietà, si fa una sua valutazione sommaria in campo cercando di capire se si tratta effettivamente di una varietà non ancora classificata. Nella foto marze pronte per essere innestate |
 Nella stagione adatta, della nuova varietà, si prelevano i nesti o marze, cioè parti di pianta adulta, i quali sono innestati su un portainnesto franco, cioè nato da seme (si preferisce il selvatico). Nella foto lavoratori che imparano osservando un innestatore dell’orto botanico di Napoli |
 Le piante innestate sono invasate e, per evitare confusioni, su di esse si pone un cartellino impermeabile che ne descrive le caratteristiche |
 Dopo l’innesto e l’invasatura, le piante sono condotte nel campo raccolta per successivi studi ed accertamenti. Qui ci sono diversi settori. Un primo accoglie i portainnesti, la cui provenienza è certificata dal venditore; un secondo settore accoglie le piante innestate e invasate che sono destinate ad altra sede dopo la catalogazione (campo collezione, vivaio, ecc.); un terzo settore accoglie le piante che devono essere messe a dimora definitiva. Nella foto piante con sistemazione provvisoria |
 In ogni settore le piante devono stare alla distanza giusta che assicuri la loro normale attività vegetativa. Le piante, sin dal momento in cui arrivano nel campo raccolta, hanno bisogno di tutte le cure del caso e di questo si occupano i lavoratori, ex-LSU, sotto la guida degli esperti incaricati di seguire il progetto. Nella foto: lavori nel mese di giugno |
 Dopo due anni si cominciano a vedere i primi frutti, in tutti i sensi, e qui nel senso letterale del termine: le prime mele del campo raccolta di Celle di Bulgheria |
 Quando si è certi della varietà, le piante innestate sono trasferite nei campi collezione. Nella foto è mostrato un campo collezione in fase di allestimento e ubicato nella Certosa di Padula |
 Per la moltiplicazione del materiale recuperato c'è un vivaio apposito dove si potranno acquistare, da parte di chiunque, le varietà recuperate |
 Il progetto ha appena due anni di vita. Ogni anno è stata organizzata una mostra pomologica per illustrare parte delle varietà recuperate. Durante il 2003, dopo la mostra a Vallo della Lucania, la cooperativa che gestisce il progetto ha partecipato ad una mostra internazionale tenutasi in Francia, a Troyes, dove ha riscosso un notevole successo. Nella foto la mostra pomologica del 2003 tenutasi a Vallo della Lucania |
 Durante la mostra a Vallo della Lucania, senza far cenno ad altri frutti, sono state presentate circa 60 varietà di mele e 60 varietà di pere. Mele: varietà “Milo ri la pègliara” |
 Pere: varietà “Piro ri la cirtosa” | |