Lu sanguettare
Non
sempre e non tutti i barbieri vivevano unicamente sbarbando e tosando i
propri clienti. C'erano barbieri che erano molto "bravi" a
estrarre denti a crudo, senza anestesia, e c'erano barbieri
"bravi" a sagnà (eseguire salassi). Era una pratica
piuttosto diffusa che veniva effettuata con una sanguisuga, una
mignatta, che veniva fatta attaccare su una vena del paziente e lasciata
lì finché non si gonfiava di sangue succhiato dal suo corpo.
Anche
nelle case si teneva, dentro una bottiglia con l'acqua, qualche
sanguetta, comprata da un venditore, che non era di Sammarco, chiamato
appunto sanguettare.
Le
sanguisughe venivano catturate nei pantani delle marane del
nostro Tavoliere, pantani che si formavano dopo i temporali. In quelle
acque fetide nascevano e crescevano le sanguette che poi venivano
pescate con reti e cestelli.
A
proposito di rimedi per la salute, alcune donne si erano specializzate
nel fare li coppe. Soprattutto gli uomini esposti ad intemperie e
alla fatica, erano soggetti a dolori che venivano alleviati dalli
coppe a vente. Si prendeva un pezzetto, di sette, otto centimetri di
lato, di stoffa leggera di cotone e, al centro, si metteva una moneta di
dieci centesimi e si legava il pezzo di stoffa. Alle punte di stoffa,
che rimanevano più o meno in posizione verticale, si dava fuoco,
applicando il tutto sulla parte dolorante, e si copriva con un bicchiere
bello grosso, una coppa appunto. Il calore sviluppato provocava la
reazione del muscolo, il quale si sollevava all'interno del bicchiere.
L'operazione terminava con l'estinguersi del fuoco: il gonfiore si
ritirava e il bicchiere si svuotava, fino a staccarsi facilmente, mentre
il dolore si attenuava o scompariva del tutto. Era un fatto di semplice
illusione psicologica? Molti ritenevano la coppa a vente un
rimedio infallibile. Un'altra pratica era la coppa a sagne, la
coppa a sangue, che prevedeva la fuoriuscita di sangue.
Altre
donne, poi, erano specializzate a mettere a posto ossa e tendini quando
si verificava qualche sbussudatura (slogatura), mentre altre ancora con parole incomprensibili e gesti
misteriosi riuscivano a calmare o far scomparire il male al pancino dei
bambini di tenerissima età. Non parliamo, poi, dell'affascine (malocchio)
e delle pratiche ad esso legate.
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