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Il banditore

Vecchi mestieri del Gargano
Il Banditore

Il banditore

Prima dell'avvento dei mezzi di comunicazione di massa, quando molti non sapevano leggere, molti annunci, sia delle autorità che di privati per scopi commerciali, erano fatti dal banditore.

Se l'oggetto del bando era di carattere ufficiale, e comunque di una certa importanza, egli usava il tamburello che, prima dell'annuncio, faceva rullare allo scopo di richiamare l'attenzione dei cittadini; in altre occasioni, comunicava la notizia accompagnandola con frasi "fiorite" o scherzose.

San Marco in Lamis Foto di Giovanni 'Fetente'Di banditori veri e propri ce n'erano parecchi, ma quelli che più si sentivano girare per il paese erano tre o quattro. Il più bravo di tutti, il più stimato era uno solo: si trattava di un uomo molto simpatico e per certi aspetti anche caratteristico. Parlo di Raffaele Aucello (Raffaele Fetente) il quale aveva una voce tenorile e ben intonata: famosa è rimasta la pubblicità che faceva per la lana dei materassi: chi vo la pella pulita, chi vo la lana pe lu materazze! (chi vuole la pelle pulita, chi vuole la lana per il materasso).

Questa frase veniva quasi cantata, era melodiosa e piacevole da sentire tanto è vero che il preside Tommaso Nardella, nel suo libro Festa della memoria, oltre che descrivere bene Raffaele, ci fa sapere che il maestro Umberto Giordano si interessò a quel breve brano e lo inserì nell'opera lirica Fedora.

Oltre a Raffaele, c'erano altri banditori che andavano in giro per le strade a gridare la bontà dei prodotti, paesani o forestieri. Commercianti di piatti, di coperte, di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame, di vino e di derrate alimentari si servivano del banditore.

San Marco in Lamis Largo Mercato nel 1935 (La Chiazzetta) Si notano le caratteristiche casine dove si mettevano anche i venditori di pesceIl pesce era un articolo molto reclamizzato che regolarmente non comperava nessuna delle famiglie di lavoratori. C'era chi si avventurava sul mercato del pesce, che veniva esposto su panche disposte in fila sotto il porticato della Chiazzetta, ma lo faceva verso il tardi, quando, prossimo alla decomposizione, i suoi odori si sentivano in modo pronunciato. Invece i benestanti, i possidenti, ci mandavano la "serva" la mattina presto, quando era ancora fresco.

I banditori reclamizzavano anche la carne, ma il più delle volte si trattava di bestie morte di vecchiaia oppure a seguito di incidenti avvenuti durante il pascolo su per la montagna. Per la carne macellata a norma di legge non c'era bisogno del banditore in quanto gli acquirenti, pochi in verità, sapevano quando e dove andare.

Caratteristica si presentava la pubblicità del vino paesano, quello cioè prodotto dai contadini locali e venduto nella propria abitazione: alla porta dell’l'improvvisata “cantina” veniva esposta la frasca, un ramo di leccio per richiamare l'attenzione degli interessati (a quei tempi i lavoratori bevevano parecchio vino, soprattutto quello paesano perché più leggero, più appetibile e meno caro). Nei giorni di festa, prima di mezzogiorno, il banditore, con una brocca piena di vino e un bicchiere, andava cantando la bontà del prodotto e a tutti i paesani che incontrava, se volevano, lo faceva provare (assaggiare), indicando la strada dove si mesceva. E così da una strada all'altra annunciava: quiste vine che pare na crema a chi ce lu veve fa dà chiù uasce alla mugghiere.

I banditori più conosciuti erano, oltre a Raffaele Fetente, Petre lu Sangiuvannare, Rubbanedde, Sabatine e qualche altro. Da non dimenticare che quei signori, quando iettavane lu banne, non lo facevano soltanto per annunciare la vendita di qualcosa, ma anche per altre occasioni: la perdita del portafoglio, lo smarrimento di una bestia, soprattutto la chiamata alle armi (... e chi non ce presenta passa li uaje. Perciò presentateve subbete e se no e se no, diceva e minacciava Raffaele).

In ultima analisi, il banditore dell'epoca era un soggetto fuori dalla produzione e tuttavia assumeva un ruolo indispensabile data l'assoluta mancanza di qualunque altro mezzo di informazione a carattere di massa.

Certo, poi venne la radio che trattava problemi di più ampio respiro sia regionale che nazionale. Ma allora non tutti avevano la radio e, quando in una casa o un locale pubblico ve n'era una, non era strano vedere gruppi di persone che si mettevano in religioso silenzio ad ascoltare la trasmissione di un'opera lirica, seguire tutte le fasi e i gorgheggi del soprano oppure gli acuti del tenore e farsi trascinare sulle onde melodiose di una romanza tratta magari dall'Elisir d'amore. La stessa cosa avveniva per le partite di calcio commentate dal più seguito radiocronista dell'epoca, Nicolò Carosio, o per le imprese ciclistiche del campionissimo Fausto Coppi.

Quando poi, la radio entrò nelle case dei meno abbienti fu una mezza rivoluzione sociale qui a Sammarco. Quasi tutti acquistarono un radiogrammofono di grandi dimensioni, completo persino di buffet, per suonare dischi con le più belle canzoni di Nilla Pizzi, Claudio Villa, Luciano Tajoli, ecc.

Dopo venne la televisione che sbaragliò la radio riducendola in un cantuccio. Di Tv non c'è soltanto quella nazionale o regionale. Oggi quasi tutti i paesi sono forniti di televisioni locali che danno notizie fresche e in diretta e quindi la pubblicità locale non ha più bisogno del banditore.

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Pubblicato il: Venerdì, 13. Agosto 2004 (662 letture)
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