Il banditore
Prima
dell'avvento dei mezzi di comunicazione di massa, quando molti non
sapevano leggere, molti annunci, sia delle autorità che di privati per
scopi commerciali, erano fatti dal banditore.
Se
l'oggetto del bando era di carattere ufficiale, e comunque di una certa
importanza, egli usava il tamburello che, prima dell'annuncio, faceva
rullare allo scopo di richiamare l'attenzione dei cittadini; in altre
occasioni, comunicava la notizia accompagnandola con frasi
"fiorite" o scherzose.
Di
banditori veri e propri ce n'erano parecchi, ma quelli che più si
sentivano girare per il paese erano tre o quattro. Il più bravo di
tutti, il più stimato era uno solo: si trattava di un uomo molto
simpatico e per certi aspetti anche caratteristico. Parlo di Raffaele
Aucello (Raffaele Fetente) il quale aveva una voce tenorile e ben
intonata: famosa è rimasta la pubblicità che faceva per la lana dei
materassi: chi vo la pella pulita, chi vo la lana pe lu materazze! (chi
vuole la pelle pulita, chi vuole la lana per il materasso).
Questa
frase veniva quasi cantata, era melodiosa e piacevole da sentire tanto
è vero che il preside Tommaso Nardella, nel suo libro Festa della
memoria, oltre che descrivere bene Raffaele, ci fa sapere che il
maestro Umberto Giordano si interessò a quel breve brano e lo inserì
nell'opera lirica Fedora.
Oltre
a Raffaele, c'erano altri banditori che andavano in giro per le strade a
gridare la bontà dei prodotti, paesani o forestieri. Commercianti di
piatti, di coperte, di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame, di
vino e di derrate alimentari si servivano del banditore.
Il
pesce era un articolo molto reclamizzato che regolarmente non comperava
nessuna delle famiglie di lavoratori. C'era chi si avventurava sul
mercato del pesce, che veniva esposto su panche disposte in fila sotto
il porticato della Chiazzetta, ma lo faceva verso il tardi,
quando, prossimo alla decomposizione, i suoi odori si sentivano in modo
pronunciato. Invece i benestanti, i possidenti, ci mandavano la
"serva" la mattina presto, quando era ancora fresco.
I
banditori reclamizzavano anche la carne, ma il più delle volte si
trattava di bestie morte di vecchiaia oppure a seguito di incidenti
avvenuti durante il pascolo su per la montagna. Per la carne macellata a
norma di legge non c'era bisogno del banditore in quanto gli acquirenti,
pochi in verità, sapevano quando e dove andare.
Caratteristica
si presentava la pubblicità del vino paesano, quello cioè prodotto dai
contadini locali e venduto nella propria abitazione: alla porta delll'improvvisata cantina veniva
esposta la frasca, un ramo di leccio per richiamare l'attenzione
degli interessati (a quei tempi i lavoratori bevevano parecchio vino,
soprattutto quello paesano perché più leggero, più appetibile e meno
caro). Nei giorni di festa, prima di mezzogiorno, il banditore, con una
brocca piena di vino e un bicchiere, andava cantando la bontà del
prodotto e a tutti i paesani che incontrava, se volevano, lo faceva provare
(assaggiare), indicando la strada dove si mesceva. E così da una
strada all'altra annunciava: quiste vine che pare na crema a chi ce
lu veve fa dà chiù uasce alla mugghiere.
I
banditori più conosciuti erano, oltre a Raffaele Fetente, Petre lu
Sangiuvannare, Rubbanedde, Sabatine e qualche altro. Da non
dimenticare che quei signori, quando iettavane lu banne, non lo
facevano soltanto per annunciare la vendita di qualcosa, ma anche per
altre occasioni: la perdita del portafoglio, lo smarrimento di una
bestia, soprattutto la chiamata alle armi (... e chi non ce presenta
passa li uaje. Perciò presentateve subbete e se no e se no, diceva
e minacciava Raffaele).
In
ultima analisi, il banditore dell'epoca era un soggetto fuori dalla
produzione e tuttavia assumeva un ruolo indispensabile data l'assoluta
mancanza di qualunque altro mezzo di informazione a carattere di massa.
Certo,
poi venne la radio che trattava problemi di più ampio respiro sia
regionale che nazionale. Ma allora non tutti avevano la radio e, quando
in una casa o un locale pubblico ve n'era una, non era strano vedere
gruppi di persone che si mettevano in religioso silenzio ad ascoltare la
trasmissione di un'opera lirica, seguire tutte le fasi e i gorgheggi del
soprano oppure gli acuti del tenore e farsi trascinare sulle onde
melodiose di una romanza tratta magari dall'Elisir d'amore. La
stessa cosa avveniva per le partite di calcio commentate dal più
seguito radiocronista dell'epoca, Nicolò Carosio, o per le imprese
ciclistiche del campionissimo Fausto Coppi.
Quando
poi, la radio entrò nelle case dei meno abbienti fu una mezza
rivoluzione sociale qui a Sammarco. Quasi tutti acquistarono un
radiogrammofono di grandi dimensioni, completo persino di buffet, per
suonare dischi con le più belle canzoni di Nilla Pizzi, Claudio Villa,
Luciano Tajoli, ecc.
Dopo
venne la televisione che sbaragliò la radio riducendola in un
cantuccio. Di Tv non c'è soltanto quella nazionale o regionale. Oggi
quasi tutti i paesi sono forniti di televisioni locali che danno notizie
fresche e in diretta e quindi la pubblicità locale non ha più bisogno
del banditore. |