Lo scalpellino
lavorava la pietra con pazienza e passione. Era un operaio specializzato che ha
lasciato il segno della sua opera in tante porte, finestre, balconi:
basta girare per il paese, o basta guardare il portale, la facciata, il
campanile della nostra Collegiata, per capire quanta parte avesse questo
artigiano nelle costruzioni di un tempo.
La lavorazione della pietra andava dalla semplice spianatura di un pezzo al
renderlo "impugnato", cioè lavorato con lo scalpello lungo il
perimetro, mentre la parte restante veniva trattata solo con lu
puntille, in maniera da lasciarlo grezzo con la parte centrale
sporgente. C'erano degli scalpellini che sfioravano l'arte, essendo
capaci di scolpire su di un masso di pietra dei rosoni molto belli e
raffinati oppure delle figure.
Lo scalpellino, per la stessa natura del mestiere, era legato al
cavapietre, che gli estraeva la pietra da lavorare e, in qualche modo,
gliela preparava smussandola. Per l'estrazione dei blocchi occorreva
innanzitutto fare la "scoperta" (pulire dalla terra e dalle
erbacce la cava), per mettere a nudo la "montagna" e scegliere
la parte migliore da sfruttare. Sul "banco" da tagliare
venivano praticati dei buchi con la paramena della profondità
pari allo strato del masso. In questi buchi venivano inserite
"molle" e "zeppe" di acciaio, sulle quali si batteva
sopra con la mazza, fino a che la pressione non provocava la
rottura completa del masso designato. Quando il pezzo era pronto,
entrava in azione lo scalpellino prima con lu puntille per
sgrossarlo e poi con scalpelli di dimensioni e funzioni diverse.
Lo scalpellino lavorava anche, come è ovvio, in collaborazione con il
muratore. Anzi, un tempo la divisione del lavoro non era così netta e
spesso, a seconda delle esigenze, questo lavoratore si trasformava in
cavapietre oppure in muratore, tanto è vero che, tra i suoi attrezzi di
lavoro, ci trovavi arnesi di altre categorie di lavoratori: mazzola, puntille,
gravina, busciarda (bocciarda), paramena, pale de ferre, mazza,
cazzuola, piombo, squadra, metro, ecc. |