Domenica, 11. Maggio 2008 00:25 : 1 User online

Menù

icon_home.gif Home

ambiente.gif Ambiente e TerritorioApri o chiudi
tree-T.gif Bosco Quarto
tree-L.gif I Comuni del Parco

cultura1.gif Arte e CulturaApri o chiudi
tree-L.gif Beni artistici

santuario3.gif La Via FrancescaApri o chiudi
tree-T.gif Introduzione
tree-T.gif Castelpagano
tree-L.gif San Nicola

eravamo.gif Come eravamoApri o chiudi
tree-T.gif Presentazione
tree-T.gif Introduzione
tree-T.gif I contadini
tree-T.gif I braccianti
tree-T.gif I pastori
tree-T.gif Ammaceratore
tree-T.gif Lu Pagghiajule
tree-T.gif Lu Sanapurcedde
tree-T.gif Lu fugnare
tree-T.gif Il boscaiolo
tree-T.gif Il carbonaio
tree-T.gif Il carrettiere
tree-T.gif Il carradore
tree-T.gif Il sellaio
tree-T.gif Il calderaio
tree-T.gif Il calzolaio
tree-T.gif Lu Scarpunare
tree-T.gif Lo scardassatore
tree-T.gif Il falegname
tree-T.gif Lu Mastrerasce
tree-T.gif Il funaio
tree-T.gif Ombrellaio
tree-T.gif Orefice
tree-T.gif Il fabbro
tree-T.gif Lu Vricciaiole
tree-T.gif Il cavapietre
tree-T.gif Il muratore
tree-T.gif Lo scalpellino
tree-T.gif Lu Pinciajole
tree-T.gif La Calecara
tree-T.gif Il mugnaio
tree-T.gif Il banditore
tree-T.gif Il barbiere
tree-T.gif Oste
tree-T.gif Il netturbino
tree-T.gif Lu Sanguettare
tree-T.gif Il fornaio
tree-T.gif La tessitrice
tree-T.gif La Mmuttita
tree-T.gif La Lavandaia
tree-T.gif La Seggiara
tree-T.gif La spigolatrice
tree-T.gif La levatrice
tree-L.gif Il sarto

parchi.gif Parchi italianiApri o chiudi
tree-T.gif Introduzione
tree-T.gif Oasi Lago Salso
tree-T.gif Il germoplasma
tree-T.gif Il volontariato
tree-T.gif Lavorazione pietra
tree-T.gif Diversamente abili
tree-T.gif Parchi solari
tree-T.gif Ingegneria naturalistica
tree-T.gif Gestione di un rifugio
tree-T.gif Manutenzione dei sentieri
tree-L.gif Esbosco coi muli

conventi.gif San PioApri o chiudi
tree-L.gif Il Santuario

santuario2.gif SantuariApri o chiudi
tree-T.gif Presentazione
tree-T.gif Accadia
tree-T.gif Apricena
tree-T.gif Ascoli Satriano
tree-T.gif Bovino Valleverde
tree-T.gif Cagnano Varano
tree-T.gif Castelnuovo
tree-T.gif Cerignola Ripalta
tree-T.gif Deliceto
tree-T.gif Incoronata
tree-T.gif I Sette Veli
tree-T.gif Ischitella
tree-T.gif Siponto
tree-T.gif San Leonardo
tree-T.gif San Michele
tree-T.gif Pulsano
tree-T.gif Altomare
tree-T.gif Peschici
tree-T.gif San Nazario
tree-T.gif Rignano
tree-T.gif Rodi Garganico
tree-T.gif San Giovanni R.
tree-T.gif San Matteo
tree-T.gif Stignano
tree-T.gif Il Soccorso
tree-T.gif Oliveto
tree-T.gif Torremaggiore
tree-T.gif Trinitapoli
tree-T.gif Vieste
tree-L.gif Volturino

icon_members.gif Informazioni UtiliApri o chiudi
tree-T.gif Demo 2003
tree-T.gif Numeri Utili
tree-T.gif Cenni storici
tree-T.gif Statistiche
tree-T.gif Economia e società
tree-T.gif Turismo 1958-2001
tree-T.gif Presenze e posti letto
tree-T.gif Come arrivare
tree-T.gif Censimento 2001
tree-L.gif Cittadini stranieri

friend.gif Cittadini stranieriApri o chiudi
tree-T.gif Apricena
tree-T.gif Cagnano V.
tree-T.gif Carpino
tree-T.gif Foggia Prov.
tree-T.gif Foggia Città
tree-T.gif Ischitella
tree-T.gif Lesina
tree-T.gif Manfredonia
tree-T.gif Mattinata
tree-T.gif Monte S.A.
tree-T.gif Peschici
tree-T.gif Poggio Imp.
tree-T.gif Rignano Garg.
tree-T.gif Rodi Garganico
tree-T.gif San Marco in L.
tree-T.gif San Giovanni R.
tree-T.gif San Nicandro G.
tree-T.gif Serracapriola
tree-T.gif Isole Tremiti
tree-T.gif Vico del Garg.
tree-L.gif Vieste

operatorir.gif Aziende OnLine

servizi.gif ServiziApri o chiudi
tree-T.gif Autocertificazione
tree-T.gif CodiceFiscale

fotografia.gif FotografieApri o chiudi
tree-T.gif Le Matine
tree-T.gif Il Riccio
tree-T.gif Vedute
tree-T.gif Contrada Mila
tree-T.gif La Via Crucis
tree-T.gif Centro storico 1
tree-T.gif Centro storico 2
tree-T.gif Grotta Montenero 1
tree-T.gif Grotta Montenero 2
tree-L.gif La nuova chiesaNuovi contenuti!

weblink.gif Link Utili

contatti1.gif Contattaci

som_downloads.gif Disclaimer

Lu scarpunare

Il fabbricante di scarponi da lavoro

Lu Scarpunare

Lu scarpunare

San Marco in Lamis Via Purgatorio nel 1906Nei mercati settimanali, che prima si svolgevano di domenica qui a San Marco, per dar modo ai contadini di fare la spesa, fare una scappatella nella cantina per bere na meza de vine (mezzo litro di vino) e subito tornare in campagna, c'era sempre, in un posto fisso, una bancarella su cui erano esposti li scarpune de iomma che allora chi lavorava in campagna usava come calzature abituali.

Li confezionava un artigiano che proprio tale non era classificato, in quanto non era nè calzolaio e neppure ciabattino, ma semplicemente nu scarpunare perché sapeva fare soltanto li scarpune, che non richiedevano particolari abilità tecniche o senso della precisione, ma soltanto buona volontà e impegno. Del resto la sua origine non era troppo antica, perché, come è facile immaginare, li scarpune fecero la loro comparsa ai piedi dei nostri lavoratori di campagna a seguito della venuta da queste parti dell'automobile.

Li scarpune altro non erano che delle calzature fatte di suole di gomma ricavate dalle ruote consumate delle auto. Le tomaie, invece, di pelle la più grossolana e meno costosa, coprivano soltanto la parte anteriore del piede, mentre, dietro, una cinghietta abbracciava il calcagno. Tutto qua. Come si vede, una calzatura molto semplice e pratica, leggera e resistente. La tomaia veniva fermata, oltre che con i punti di spago, con dei chiodini (semenzedde) lungo il bordo della suola. Come dicevamo, quelle calzature le indossavano i lavoratori della campagna, dai contadini ai pastori, agli operai delle cave di pietra o delle strade in costruzione. Quando d'inverno faceva freddo, nevicava o pioveva, i contadini o i pastori indossavano li strancunere (sorta di gambali di stoffa pesante che avvolgevano le gambe sino al ginocchio e, alla base, ricoprivano parte del piede per proteggersi, appunto, dalle avversità atmosferiche).

Lu scarpunare lavorava, si fa per dire, in serie e, cioè, confezionava il suo prodotto secondo i destinatari: adulti, giovani e persino bambini, i quali, a quei tempi, non andavano a scuola perché dovevano guadagnarsi la vita fin dalla più tenera età.

San Marco in Lamis Veduta del Convento di Stignano nel 1909 Quando era il giorno del mercato paesano prendeva il suo carico di merce, magari messa in un sacco, una panca su cui poggiarla e si recava al posto dove esponeva al pubblico il frutto del suo lavoro. Certamente gli interessati erano sempre lavoratori della campagna per la praticità di quelle calzature, ma soprattutto per la loro convenienza economica, perché il prezzo di un paio di scarpune non superava, all'epoca, le cinque lire, vale a dire quanto guadagnava, grosso modo, un contadino per una giornata dì lavoro zappando la terra.

Non si possono chiamare diversamente queste calzature essendo il nome nato in paese. Italianizzare questo nome, tradurre cioè da scarpune a scarponi, non è possibile perché il termine scarponi si riferisce alle scarpe grosse, a doppia suola, ben chiodate con tomaie robuste e rifinite ad arte.

Dopo gli anni Cinquanta, li scarpune hanno preso la via del tramonto a seguito delle migliorate condizioni di vita.

Erano calzature comode e pratiche non solo per contadini e pastori, ma anche per i lavoratori della pietra perché sulle rocce bagnate non scivolavano ed evitavano il pericolo di ruzzolare dalla "montagna" mentre si lavorava.

Ma, prima delle ruote delle automobili, quando queste non ancora facevano la loro comparsa nelle nostre zone, che cosa indossavano ai piedi i lavoratori delle nostre campagne? Non andavano mica a piedi nudi, così come facevano i contadini del barese (li marenise) che d'estate venivano a lavorare da queste parti. No. C'erano altre specie di scarpune non di gomma (zamzpitte). Erano di cuoio ricavato dalla pelle di mucca, di cavallo e di altre bestie, persino di maiale, secondo una nota canzone sammarchese. Per la loro confezione non esistevano artigiani che lavoravano per gli altri. I pastori li facevano per sé e, se il caso, li vendevano ai contadini e a chiunque ne avesse bisogno. La loro confezione non doveva essere troppo difficile. Si trattava di tagliare dei pezzi di cuoio su misura del piede con una certa abbondanza. Lungo i bordi si praticavano dei fori ogni due centimetri circa e in quei fori si passava un lacciuolo di cuoio (li curriole) ricavato dallo stesso cuoio. Il laccio, quando aveva attraversato due buchi tornava indietro per passare sotto lo stesso in modo da formare un nodo e così sino alla fine, che era sempre la punta. Il laccio di cuoio, che era annodato lungo i bordi dello "scarpone" in linea orizzontale, aveva due funzioni: la prima di tenere i bordi sollevati da terra, la seconda, per mezzo di un punteruolo di legno, di dilatare il buco che rimaneva nel nodo, da cui passava una funicella ricavata dai peli delle pelli di capra. La funicella passava da sinistra a destra superando il piede. Ogni soggetto se la gestiva da sé, vale a dire: se voleva stringere, bastava tirare la funicella, altrimenti la si lasciava lenta. Così, quando pioveva o era particolarmente freddo, c'era la possibilità di potersi avvolgere attorno ai piedi delle pezze di lana. Molti pastori e contadini, che usavano queste calzature abitualmente, avevano i piedi lunghi e sottili e le dita, dal secondo al quarto, si accavallavano l'uno sull'altro prendendo la forma dello "scarpone", così come avveniva per i piedi delle donne cinesi.

Su questi scarpune c'era una vecchia canzone dialettale che diceva: "meje fatte nu pare de scarpune e so de porce, me leia 'ngignate lu jurne de Corpe de Crist. Passe pe 'nanze la zita, degne nu salete, quanne me struie quiste me facce l'ati. (Mi son fatto un paio di "scarponi" e sono di pelle di maiale, me li son messi per la prima volta il giorno del Corpus Domini, passo davanti alla casa della fidanzata, do un salto, quando consumo questi me ne faccio un altro paio).

Da queste parole si capisce molto chiaramente che nei tempi andati i pastori e contadini li calzavano anche in paese nei giorni di festa proprio a sottolineare la mancanza di possibilità economiche per comprarsi un paio di scarpe, o meglio, di "scarpine" (le scarpe basse, oggi per noi normali, venivano chiamate, appunto, scarpine). Molti sammarchesi anziani, ma non troppo, si ricordano d'aver portato ai piedi li scarpune de iomma per i lavori di campagna e chissà che non ci sia chi li ha conservati a ricordo de quanne jevame puvuredde.

Versione stampabile  Segnala ad un conoscente

[ Indietro ]

Pubblicato il: Venerdì, 13. Agosto 2004 (686 letture)
Copyright © by San Giovanni Rotondo - Il Portale Commerciale e Culturale

Pubblicità
 
 Se hai bisogno di un sito internet oppure di servizi informatici avanzati, rivolgiti alla Garganoverde srl
VISITA IL SITO

Immagini

centro_storico2_05.JPG
Meteo
 
 Previsioni del tempo

Questo sito ed i suoi contenuti sono di proprietà della Garganoverde srl. I contenuti ed i marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. All rights reserved. Copyright 2008