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Il calzolaio

Vecchi mestieri

Il Calzolaio

Lu scarpare

San Marco in Lamis Vecchio calzolaioLe industrie calzaturiere italiane sono state sempre tra le prime del mondo per capacità tecniche e non temono la concorrenza. Nei decenni passati, quindi, proprio a seguito di questo sviluppo industriale, i nostri vecchi calzolai furono costretti a chiudere bottega, essendo i clienti non più disposti a farsi confezionare artigianalmente un paio di scarpe ad un prezzo notevolmente superiore a quello dei negozi, dove, inoltre, la scelta è più ampia sia per il gusto che per la comodità. La grande industria con il tempo ha spazzato via tutte le piccole e medie aziende artigianali, mettendo in ginocchio quella vasta e fiorente attività che esisteva nel passato.

Ora a Sammarco non c'è nessun calzolaio, che io sappia, che lavori per confezionare scarpe nuove dalla suola alle tomaie, dagli occhielli alla lingua, ecc.

Farsi fare un paio di scarpe nuove richiedeva impegno e fastidi: prima misura, seconda misura, e dopo ritorna perché fa male il calcagno destro e ancora dà fastidio il ditino del piede sinistro e poi c'era sempre qualche problema.

È vero che un paio di scarpe fatte da un calzolaio serio e responsabile, a prescindere dalla buona fattura, erano più forti perché cucite a mano e ben confezionate; davano il senso della bravura, del buon lavoro rifinito e chi se ne intendeva riconosceva perfino il mastro che le aveva create, vedendole da lontano.

Il calzolaio aveva immancabilmente la sua bottega-laboratorio e difficilmente si trattava di locali spaziosi. La bottega era sempre un locale di dimensioni ridotte e pieno in tutti gli angoli di tutto quanto occorreva per lavorare.

Oltre al panchetto, con il piano diviso in tanti piccoli quadratini e triangolini, ognuno dei quali serviva a contenere chiodini delle misure più varie (semenzedde), c'era una pallina di pece che gli artigiani usavano per sfregarci lo spago e tenerlo ben unito, con una setola alla punta che serviva a infilare lo spago nel foro fatto con la sugghia (lesina). Sul piano aveva sempre il martello che gli serviva in qualsiasi momento per battere la suola. Appena tirata fuori dalla bacinella dell'acqua, in cui era stata immersa precedentemente, veniva posata su di una piastra di ferro e battuta ripetutamente per farla diventare più fine e resistente alle prove future.

Sulle pareti della bottega ci trovavi attaccate le "forme" più diverse che poi venivano smontate, montate e ricomposte secondo l'occorrenza. C'erano suole di ogni tipo e pelli finì e meno fini come il cuoio per confezionare scarpe di campagna e, comunque, di lavoro che usavano i contadini, i pastori, i cavapietre, i muratori e i lavoratori in genere. Una precisazione: i contadini, i pastori, i cavapietre, lavorando in campagna, difficilmente portavano le scarpe ai piedi. Usavano li scarpune (specie di sandali), che si vendevano al mercato paesano, la domenica mattina. A fare queste calzature non erano i calzolai ma li scarpunare, che non erano più di un paio. Il calzolaio vero non si abbassava a fare quel lavoro.

Il calzolaio, invece, prendeva le misure del piede del cliente e in special modo delle clienti, le quali, nonostante la tunacedda, dovevano, per forza di cose, appoggiare il piedino sul panchetto che era alto almeno settanta centimetri e, a quei tempi, alzare la gamba così in alto era considerato una sconvenienza, una cosa fuori luogo. Ce ne sono di barzellette sul calzolaio e la signora!

Per gli uomini le scarpe. Per le signore scarpe a spillo, basse oppure li chianedde (pianelle da tenere in casa). La consegna del lavoro avveniva quasi sempre di domenica e comunque di festa: le scarpe erano consegnate da ragazze e ragazzi ai quali si dava lu parauante(mancia).

Accanto ai calzolai specializzati c'erano li ciabattine, i quali si limitavano a riparare scarpe vecchie e sfondate con materiale scadente o addirittura preso da altre calzature buttate via. Era un lavoro che rendeva poco, nonostante il tempo impiegato. Non rendeva, eppure si faceva quell'attività. Del resto che cosa avrebbe potuto fare se non sapeva fare altro?

Qualche calzolaio, che aveva locali idonei in qualche via centrale, ha messo su anche un negozio di calzature in modo da conciliare il proprio lavoro con la vendita di scarpe già confezionate dalle fabbriche di Varese. Più di un artigiano, col tempo, si è trasformato in negoziante di scarpe da uomo, da donna e bambino e anche di borse da donna e da viaggio.

Ora in Sammarco di calzolai non ce ne sono più. Anzi, ce ne sono alcuni, ma si limitano, un po' come i ciabattini, pur essendo bravi, alla riparazione di scarpe usate: mezze suole, tacchi, cuciture, ecc.

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Pubblicato il: Venerdì, 13. Agosto 2004 (1268 letture)
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