Sabato, 10. Maggio 2008 01:01 : 2 User online

Menù

icon_home.gif Home

ambiente.gif Ambiente e TerritorioApri o chiudi
tree-T.gif Bosco Quarto
tree-L.gif I Comuni del Parco

cultura1.gif Arte e CulturaApri o chiudi
tree-L.gif Beni artistici

santuario3.gif La Via FrancescaApri o chiudi
tree-T.gif Introduzione
tree-T.gif Castelpagano
tree-L.gif San Nicola

eravamo.gif Come eravamoApri o chiudi
tree-T.gif Presentazione
tree-T.gif Introduzione
tree-T.gif I contadini
tree-T.gif I braccianti
tree-T.gif I pastori
tree-T.gif Ammaceratore
tree-T.gif Lu Pagghiajule
tree-T.gif Lu Sanapurcedde
tree-T.gif Lu fugnare
tree-T.gif Il boscaiolo
tree-T.gif Il carbonaio
tree-T.gif Il carrettiere
tree-T.gif Il carradore
tree-T.gif Il sellaio
tree-T.gif Il calderaio
tree-T.gif Il calzolaio
tree-T.gif Lu Scarpunare
tree-T.gif Lo scardassatore
tree-T.gif Il falegname
tree-T.gif Lu Mastrerasce
tree-T.gif Il funaio
tree-T.gif Ombrellaio
tree-T.gif Orefice
tree-T.gif Il fabbro
tree-T.gif Lu Vricciaiole
tree-T.gif Il cavapietre
tree-T.gif Il muratore
tree-T.gif Lo scalpellino
tree-T.gif Lu Pinciajole
tree-T.gif La Calecara
tree-T.gif Il mugnaio
tree-T.gif Il banditore
tree-T.gif Il barbiere
tree-T.gif Oste
tree-T.gif Il netturbino
tree-T.gif Lu Sanguettare
tree-T.gif Il fornaio
tree-T.gif La tessitrice
tree-T.gif La Mmuttita
tree-T.gif La Lavandaia
tree-T.gif La Seggiara
tree-T.gif La spigolatrice
tree-T.gif La levatrice
tree-L.gif Il sarto

parchi.gif Parchi italianiApri o chiudi
tree-T.gif Introduzione
tree-T.gif Oasi Lago Salso
tree-T.gif Il germoplasma
tree-T.gif Il volontariato
tree-T.gif Lavorazione pietra
tree-T.gif Diversamente abili
tree-T.gif Parchi solari
tree-T.gif Ingegneria naturalistica
tree-T.gif Gestione di un rifugio
tree-T.gif Manutenzione dei sentieri
tree-L.gif Esbosco coi muli

conventi.gif San PioApri o chiudi
tree-L.gif Il Santuario

santuario2.gif SantuariApri o chiudi
tree-T.gif Presentazione
tree-T.gif Accadia
tree-T.gif Apricena
tree-T.gif Ascoli Satriano
tree-T.gif Bovino Valleverde
tree-T.gif Cagnano Varano
tree-T.gif Castelnuovo
tree-T.gif Cerignola Ripalta
tree-T.gif Deliceto
tree-T.gif Incoronata
tree-T.gif I Sette Veli
tree-T.gif Ischitella
tree-T.gif Siponto
tree-T.gif San Leonardo
tree-T.gif San Michele
tree-T.gif Pulsano
tree-T.gif Altomare
tree-T.gif Peschici
tree-T.gif San Nazario
tree-T.gif Rignano
tree-T.gif Rodi Garganico
tree-T.gif San Giovanni R.
tree-T.gif San Matteo
tree-T.gif Stignano
tree-T.gif Il Soccorso
tree-T.gif Oliveto
tree-T.gif Torremaggiore
tree-T.gif Trinitapoli
tree-T.gif Vieste
tree-L.gif Volturino

icon_members.gif Informazioni UtiliApri o chiudi
tree-T.gif Demo 2003
tree-T.gif Numeri Utili
tree-T.gif Cenni storici
tree-T.gif Statistiche
tree-T.gif Economia e società
tree-T.gif Turismo 1958-2001
tree-T.gif Presenze e posti letto
tree-T.gif Come arrivare
tree-T.gif Censimento 2001
tree-L.gif Cittadini stranieri

friend.gif Cittadini stranieriApri o chiudi
tree-T.gif Apricena
tree-T.gif Cagnano V.
tree-T.gif Carpino
tree-T.gif Foggia Prov.
tree-T.gif Foggia Città
tree-T.gif Ischitella
tree-T.gif Lesina
tree-T.gif Manfredonia
tree-T.gif Mattinata
tree-T.gif Monte S.A.
tree-T.gif Peschici
tree-T.gif Poggio Imp.
tree-T.gif Rignano Garg.
tree-T.gif Rodi Garganico
tree-T.gif San Marco in L.
tree-T.gif San Giovanni R.
tree-T.gif San Nicandro G.
tree-T.gif Serracapriola
tree-T.gif Isole Tremiti
tree-T.gif Vico del Garg.
tree-L.gif Vieste

operatorir.gif Aziende OnLine

servizi.gif ServiziApri o chiudi
tree-T.gif Autocertificazione
tree-T.gif CodiceFiscale

fotografia.gif FotografieApri o chiudi
tree-T.gif Le Matine
tree-T.gif Il Riccio
tree-T.gif Vedute
tree-T.gif Contrada Mila
tree-T.gif La Via Crucis
tree-T.gif Centro storico 1
tree-T.gif Centro storico 2
tree-T.gif Grotta Montenero 1
tree-T.gif Grotta Montenero 2
tree-L.gif La nuova chiesaNuovi contenuti!

weblink.gif Link Utili

contatti1.gif Contattaci

som_downloads.gif Disclaimer

Il calderaio

Il Calderaio

Lu callarale

San Marco in Lamis Vecchia 'callara' sul fuoco del caminoQuello del calderaio è uno dei tanti mestieri che con il tempo sono scomparsi. Di calderai non ce n'erano molti in paese. Tuttavia quei pochi artigiani che c'erano bastavano a soddisfare le esigenze e le richieste di chi ne aveva bisogno.

Quelli che ricordo io avevano la bottega e lavoravano in via XX Settembre, cioè di fronte alla Collegiata. D'inverno lavoravano sempre dentro, all'interno della bottega, sempre ingombra di caldaie vecchie e sfondate, di pentole di rame che aspettavano il loro turno per essere riparate e stagnate. Ma, appena arrivava la primavera, con il primo sole caldo, uscivano fuori con la fornace per lavorare.

A volte succedeva che una caldaia si sfondava o si ammaccava in più punti sia per qualche caduta che per il troppo uso. I calderai intervenivano per rimetterla a nuovo. Se era rotta ci voleva una "pezza" che ricavavano da una caldaia vecchia o in disuso e che, con i chiodini, applicavano dalla parte esterna. Per sagomarla, poi, la mettevano sulla fiamma dei carboni accesi nella fornace, la giravano e rigiravano finché la parte da riparare era arroventata al punto da poter essere lavorata comodamente, essendo la lamiera divenuta docile.

Le pentole vecchie erano nere di fuliggine e i calderai, di conseguenza, non potevano non sporcarsi le mani e con esse il naso, la fronte e il fazzoletto.

Nelle abitazioni di allora c'era immancabilmente il camino dove si ardeva la legna per cuocere i cibi, a quei tempi fatti essenzialmente di patate, verdura, legumi. C'era anche la pasta di casa (recchielle, strascenate, laine). Non mancava mai il classico pasto dei nostri contadini, caratteristico dell'intero paese, e cioè lu panecotte, che, sembra, oggi alle nuove generazioni non va proprio a genio. Quel pasto che ha fatto crescere intere generazioni veniva consumato molto spesso perché economico e per gli ingredienti facilmente disponibili: patate, verdura e pane raffermo affettato, con poco olio e un po' più di sale per stimolare la sete e riempire lo stomaco.

Mentre i legumi si cuocevano a fuoco lento in un recipiente di terracotta in un angolo del camino, le patate, la verdura e il pane si cuocevano nella pentola che era appesa alla camastra (una catena a grossi anelli di ferro, a sua volta appesa a un ferro messo di traverso nella canna fumaria).

La pentola era un recipiente di rame con due occhielli posti in alto, uno opposto all'altro, dove si infilavano dei ganci ricavati da un tondino che attraversava l'arco della pentola che serviva per appenderla alla camastra.

La superficie interna era rivestita di uno strato leggero di stagno allo scopo di tenere isolato il rame dal cibo in cottura. Fra risaputo da tutti, anche dai contadini, che il rame a contatto con il cibo provocava intossicazioni e conseguenti dolori allo stomaco e all'addome, spesso con esiti letali.

C'erano poi delle famiglie numerose che, per evitare la rottura del piatto in terracotta e le ripetute riparazioni, usavano il piatto di rame di grandi dimensioni dove genitori e figli, seduti attorno alla buffetta (tavolo lungo e stretto), mangiavano. Allora, anche questo piatto andava stainate (stagnato) a fuoco per preservarlo dall'ossidazione.

Lo stagno veniva passato sulla superficie interna della pentola, del piatto e di tutti gli altri recipienti che si usavano in casa e che servivano per l'alimentazione. Quando questi erano arroventati sul fuoco della fornace, con una paletta si stendeva lo stagno su tutta la superficie senza lasciare scoperto alcun punto. Qualche artigiano, per risparmiare fatica e materia prima, lo stendeva con la spugna. In questo modo sprecava poco stagno, ma metteva a repentaglio il buon nome della bottega.

Lo stagnino riparava non solo le pentole d'uso quotidiano, ma anche li quacquie (grossi recipienti alti almeno mezzo metro dentro cui i pastori scaldavano il latte per fare ricotta, mozzarelle, caciocavalli, ecc.). Allora questa produzione di latticini era molto sviluppata e i prodotti nostrani arrivavano fino a Foggia perché in paese, all'infuori dei professionisti, non c'erano molti acquirenti. Ancora oggi durante le feste patronali si vendono quelle grosse pentole in rame stagnato.

Attualmente c'è ancora qualche stagnare che si limita a piccole riparazioni o alla produzione di oggetti di piccole dimensioni.

Versione stampabile  Segnala ad un conoscente

[ Indietro ]

Pubblicato il: Venerdì, 13. Agosto 2004 (825 letture)
Copyright © by San Giovanni Rotondo - Il Portale Commerciale e Culturale

Pubblicità
 
 Se hai bisogno di un sito internet oppure di servizi informatici avanzati, rivolgiti alla Garganoverde srl
VISITA IL SITO

Immagini

La nuova chiesa
Meteo
 
 Previsioni del tempo

Questo sito ed i suoi contenuti sono di proprietà della Garganoverde srl. I contenuti ed i marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. All rights reserved. Copyright 2008