I Comuni del Parco Nazionale del Gargano
Apricena
Apricena, capitale
economica delle pietre del Gargano, sorge tra i torrenti Vallone e Candelaro. La
vita e l’economia del paese è da semprelegata all’estrazione del
marmo.
I marmi, estratti dal sottile lembo occidentale di calcare, nel corso della storia, sono stati esportati in tutt’Europa e oltremare, fino al Giappone.
Lo stesso Federico II usò i marmi di Apricena per realizzare alcune parti di Castel del Monte, e il Vanvitelli lo adoperò per alcune opere del Palazzo Reale di Caserta.
Le origini di Apricena risalgono al VIII secolo d.C., il suo nome trae origine da una cena celebrata in onore di Federico II, ricordata nel gonfalone della città, dov’è raffigurato un cinghiale trafitto da una freccia.
Nel borgo antico, merita una visita il Palazzo Baronale, costruito nel 1658, nel quale sono incorporati i resti di quello che fu il castello di Federico II. La Parrocchiale di San Martino, con il pregevole rilievo in pietra raffigurante una Madonna con Bambino di epoca tardo-romanica, conserva i caratteri bizantini.
Cagnano Varano
Cagnano sorge in prossimità della foce di un tortuoso vallone dominando il Lago Varano, il mare e una campagna di oliveti e seminativi. La parte più antica del paese si stringe attorno al palazzo baronale, la nuova scende verso il lago con una grande piazza rettangolare e alberata. Cagnano è un borgo di pescatori. Il suo lago è tanto pescoso da gareggiare degnamente con Lesina e Comacchio. I capitoni del Varano e le anguille di Lesina sono ricercati sulle migliori mense delle grandi città italiane.
Da diversi anni durante la sagra popolare, la Varanea, in un tripudio di manifestazioni folkloristiche i pescatori offrono generosamente pesce arrosto. Di notte la festa si chiude con fuochi d’artificio e boe luminose abbandonate alla corrente del lago.
Cagnano ha origini remote. Un’antica leggenda vuole che la città di Uria, sorgesse sulle rive del seno Uriano, quandola laguna era ancora un golfo, mentre antichi documenti indicano il borgo, come colonia romana. Oggi Cagnano conserva interessanti aspetti del genuino sapore garganico.
A circa quattro chilometri dal centro urbano, vi è il santuario rupestre di San Michele, in cui si narra sia avvenuta un’apparizione dell’Arcangelo. Questa grotta si trovava lungo le vie di pellegrinaggio che portava i fedeli al Monte dell’Angelo.
Da vedere: Palazzo
baronale. Chiesa parrocchiale. San Nicola di Varano. Grotta Santuario di San
Michele. Centro Storico.
Da comprare: Oggetti in
legno e in rame. Reti dei pescatori.
Manifestazioni: La
Varanea, sagra popolare del pesce
Carpino
Carpino è dominata a oriente da un giro di colli coperti di boschi montani controllando il pianoro sino al lago di Varano.
Bella e insospettata la
piana, che prende il suo nome, si stende verso Cagnano in un alternarsi di
seminativi e oliveti. Il castello svevo del XIII secolo e una bolla del papa
Adriano IV del 1158, testimoniano la presenza, in epoca medievale dell’abitato
e del "castellum capralis" . Il nome "capreolus",
nel tempo trasformato in Carpino, probabilmente deriva dalla presenza di
caprioli, sui fianchi scoscesi della collina su cui è ubicato il paese.
Carpino rivela attraverso il tessuto urbano evidenti origini rupestri. Negli assolatipomeriggi estivi, lontano dal baccano del turismo costiero, si può scoprire una viva realtà contadina che ha negli anziani i suoi ultimi rappresentanti. Nel borgo si esibiscono i cantori, abilissimi suonatori che eseguono canti popolari secondo gli stilemi più antichi.
Da vedere: Chiesa di San
Cirillo. Chiesa di San Nicola. Il Castello. Il centro storico.
Da comperare: Oggetti
artigianali in legno e in ferro. Coperte di lana ricamate.
Manifestazioni: Festa di
San Rocco (15-18 agosto), Sagra dell’olio d’oliva
Ischitella
Chiusa nella cerchia delle sue mura e stretta su una collina a 310 metri sul livello del mare, Ischitella appare improvvisamente al viaggiatore proveniente dalla piana di Carpino. Le pendici dell’abitato scendono verso l’alveo del Torrente Romandato, ricoperte da estesi oliveti e, a mezza costa, da querceti caducifogli. Le mura solidissime in cui si apriva l'antica porta di accesso cingevano l’abitato, popolato dagli abitanti della scomparsa Uria. Ischitella è un esempio di centro costruito con diverse strutture: alla parte antica detta "la Terra", si sovrappone il rione "Ponte".
Tra i monumenti sono da ammirare: l’antica chiesa romana di Sant’Eustachio, Santo patrono del paese; il castello seicentesco; il convento davanti al quale sorge uno strano e nodoso tronco, che la leggenda vuole sia miracolosamente cresciuto da un bastone piantato nella terra da un frate.
Il bosco di Ischitella si estende su più di 1000 ettari. Grande influenza, sull’economia montana e agricola di Ischitella, ha sempre avuto la presenza di questo bosco che un tempo, abbondava di faggi, cerri, carpini, e ischi l'albero da cui deriva la parola Ischitella.
Da vedere: Chiesa di
Sant’Eustachio, Il Castello, Il Convento, Il centro storico.
Da comprare: Oggetti in
legno
Manifestazioni: Festa
della Madonna Assunta (15 agosto), Sagra del bestiame, Sagra del pesce (prima
decade di agosto)
Lesina
Su una lingua di terra
che si spinge nella laguna, si adagia Lesina, divisa dal mare da un cordone,
l’Isola, coperta di boschetti e dune. Le acque lacustri sono salate, poiché i
tre canali, Foce Schiappano, Foce Sant’Andrea e dell’Acquarotta fanno
filtrare nel lago l’acqua dell’Adriatico. La pesca abbondante fa di Lesina
la capitale delle anguille. Il Monte Devio divide il lago di Lesina da quello di
Varano, questa collina ricca di storia, non più alta di 252 metri, è coperta
da una florida vegetazione. Un cranio dell’Homo Neanderthalensis, i numerosi
manufatti litici per uso di caccia e di guerra, trovati lungo le sponde del
lago; gli imponenti resti di una chiesa con dipinti di un certo interesse, con
quelli di un centro abitato dell’età del bronzo e del ferro, stanno tuttora a
dimostrare il fervore di vita legato ai due golfi.
La vecchia città si stringe su una piccola groppa, al centro del quale è una chiesa dalle linee imponenti, ben diversa dall’antica di stile romanico-pugliese. Le case della parte nuova sono quasi tutte su un piano, disposte a scacchiera con strade larghe e ben tenute. Importante, nel periodo longobardo, e prospera di vita, Lesina fu fondata da pescatori cristiani della Dalmazia, venuti in Puglia nel VI secolo.
Le attività economiche del paese sono legate alla Laguna, anche se le acqua paludose hanno spesso portato la malaria.
Sul lago, i sandali, sono letradizionali imbarcazioni a fondo piatto usate dai pescatori per la navigazione su questo specchio d’acqua che non supera i 150 cm. di profondità.
Da vedere: Cappella di
San Nazario, Abbazia di Santa Maria di Ripalta, Monte Devio, Torre Mileto,
Capoiale.
Da comprare: Oggetti in
legno, Attrezzatura per la pesca.
Manifestazioni: Festa di
San Primiano (15-16 maggio), San Nazzario (28 luglio), La sagra delle anguille
(28 luglio)
Manfredonia
Manfredonia fu fondata
nel 1256 da Re Manfredi dopo il terremoto che, nel 1223, distrusse l’antica
Sipuntum. Nel 1272 furono costruite le mura di cinta e le torri, cinque delle
quali sono arrivate a noi. Importante fortezza fu il castello di Manfredonia con
le sue le sue grosse mura a quadrilatero, ideato da Manfredi e fatto erigere da
Carlo d’Angiò.
Il Corso Manfredi è l’asse attorno al quale si svolge la vita della città. Il centro è costituito dalla Piazza del Popolo, sulla quale si affaccia il Palazzo del Municipio, già convento domenicano.
Scalo principale della Puglia centro settentrionale in età tardo antica, posto lungo le rotte che si svilupparono nell’Adriatico e in collegamento diretto con l’opposta sponda, base operativa dei mercatores frumentari, Sipontum fu una delle principali sedi vescovili tardo antiche, come dimostra la chiesa paleocristiana di Santa Maria. Sorta nel IX secolo, sull’antico tempio dedicato a Diana, la chiesa, illustre esempio del romanico pugliese, divenne luogo di preghiera dei pellegrini in viaggio per il monte dell’Angelo.
Il moderno assetto urbanistico racchiude elementi architettonici del passato come il castello, che ospita il Museo Nazionale con le stele Daune, pietre sepolcrali del popolo Dauno, riccamente scolpite ed a volte anche dipinte.
L’area intorno a Manfredonia è importante per i siti archeologici con grotta Scaloria,insediamento del paleolitico superiore che, oltre a reperti della cultura degli uomini che abitavano la grotta, ha restituito i frammenti ossei di ben venti specie animali. Le più indicative sono: l’uro, antico bovide primitivo, lo stambecco, l’alce, il cervo, l’asino idruntino e la lince.
Da vedere: Coppa
Nevigata. Grotte Scaloria Occhiopinto. Complesso paleocristiano Capparelli.
Chiesa di Santa Maria Maggiore di Siponto, Chiesa di San Leonardo, Il Castello,
Museo Archeologico con le Stele Daune.
Da comprare: Oggetti
artigianali in legno, Ceramica artistica, Attrezzatura per la pesca.
Manifestazioni: Il
Carnevale Dauno, Festa di Santa Maria di Siponto (29-31 agosto), Festa di
S.Andrea con processione sul mare (1 settembre)
Mattinata
Mattinata sorge su un’altura al termine della Valle Carbonara. La piana ospita un bellissimo spettacolo di ulivi, degradanti verso un lungo e piatto arenile di ciottoli. La Valle di Mattinata è dominata a nord-est dal Monte Sacro, dove sono i resti dell’antica abbazia della SS. Trinità e a ovest dal Monte Saraceno dov’è una necropoli dell’età del bronzo. I profondi valloni che fanno da corona alla cittadina sono coperti dalla vegetazione mediterranea. In prossimità del porticciolo vi sono resti dell’antica villa romana di "Rufus", a testimonianza della antica Matinum, importante porto per il commercio di vino ed olio.
Dal 1959, quando è diventata comune, Mattinata ha vissuto un periodo di grande sviluppo, legato soprattutto al turismo balneare. Con Mattinatella e Baia delle Zagare e Vignanotica infatti, Mattinata è un importante centro turistico, benché le attività tradizionali, pesca e agricoltura, siano ancora vive e conservino tutto il loro fascino.
Da vedere: Necropoli di
Monte Saraceno. Matinum con Villa Agnuli. Abbazia di Monte Sacro Museo
Archeologico.
Da comperare: Oggetti in
legno, ferro battuto e rame.
Manifestazioni: Festa di
Santa Maria della Luce
Monte Sant'Angelo
"Qui per tre
volte un angelo posò il suo piede e tremò il vasto cielo in giro,
dall’Appennino al Vulture, al mare. E come una pietra scagliata nell’acqua
provoca cerchi sempre più vasti, così si diffuse nel mondo, con il prodigio,
la fama di questo santuario". Il santuario di San Michele, meta di
pellegrinaggio noto in tutta la cristianità, è una struttura articolata che
conserva tutto il mistero del Medio Evo. Nel complesso del santuario sono da
ammirare il tesoro, le porte di bronzo, la statua di alabastro dell’Angelo
attribuita al Sansovino, la sedia episcopale marmorea di Leone II, il
campanile ottagonale, la chiesa di San Rocco, la galleria longobarda.
La città è ricca di monumenti: la Tomba di Rotari, possente e misterioso battistero dalla architettura unica; la chiesa di Santa Maria Maggiore una delle più riuscite opere del romanico pugliese. I resti del castello, dimora di sovrani Normanni, Svevi e Aragonesi, ricco di storia e di leggende paurose e gentili.
I costumi tradizionali sono ricchi di colori e di ori, l’artigianato per il legno artistico e il ferro battuto è ancora oggi fiorentissimo. Il rione medievale lo "Junno", segue le pendici sinuose e scoscese con le case a schiera bianche di calce, il "sammichelino" sull’archivolto, i multiformi camini e i tetti di coppi di terra cotta; nelle serate estive locali e botteghe colorano il labirinto di vicoli e stradine del rione. Il paese è tagliato da un’arteria principale, Corso Vittorio Emanuele con le case baronali e i palazzi gentilizi.
Merita certamente una visita anche il Museo Tancredi delle Arti e Tradizioni Popolari, in cui sono presenti anche vaste esposizioni dedicate al culto di San. Michele ed al suo rapporto con le attività tradizionali del Gargano.
La cittadina è sede del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano.
Da vedere: Il Santuario
di San Michele, Il Campanile Angioino, Chiesa di San Pietro, Tomba di Rotari, Il
Castello, Il centro storico (Rione Junno). Abbazia di Santa Maria di Pulsano,
Museo della Basilica, Museo elle Arti e Tradizioni Popolari
"G.Tancredi"
Da comprare: Oggetti in
legno, ferro battuto e rame, Mobili intarsiati, Oggetti artigianali in cuoio.
Manifestazioni: Raduno
folcloristico (10-20 agosto), Festa di San Michele (8 maggio e 29 settembre),
Sagra della Fanoja di San Giuseppe ( 18 marzo)
Peschici
Peschici protesa sul mare
pare nata con la roccia e dalla roccia deriva il suo nome poiché
"pesco" significa "rupe a picco". Il castello medievale di
Peschici appartenne ai monaci dell’abbazia delle Tremiti, e fu ricostruito nel
XVII secolo. Il centrocon le bianche casette a cupola, eredità della
cultura saracena, fu fondato nel 970 da Sueripolo, comandante degli
Schiavoni, popolazione proveniente dall’altra sponda adriatica. Il centro
storico è ricco di scorci di grande suggestione, il "Recinto" con le
caratteristiche abitazioni poste a picco sul mare e la chiesetta di San
Michele; Via Borghetto con le abitazioni rupestri. Nelle vicinanze del paese
è la chiesa abbaziale di Santa Maria di Calema fondata nell’XI sec.
dai Benedettini, che assunse notevole importanza allorché fu donata
dall’arcivescovo Leone di Siponto all’abbazia di Tremiti. Al suo interno si
trova un’interessante statuetta lignea di Madonna con Bambino.
Intorno al paese vi sono numerose grotte e caverne che offrirono rifugio ai primi abitatori di queste terre. La sinuosità della costa, la generosità della vegetazione, fatta di pini e di aranci, che raggiungono la spiaggia, rendono ogni lembo di questo paesaggio un paradiso.
Oggi Peschici è uno dei più importanti centri turistici del Gargano e tutti gli abitanti lavorano per il turismo estivo quando non si dedicano alla pesca o alla coltivazione dei campi.
Da vedere: Grotta
Manaccore, Punta San Nicola, Abbazia di Santa Maria di Calena, Il Castello.
Da comprare: Oggetti in
legno, Ceramiche, Centrini e lenzuola ricamate.
Manifestazioni: Festa di
Sant’Elia (21 luglio), Processione della Madonna di Loreto (prima domenica
dopo Pasqua)
Rignano Garganico
Rignano Garganico, "balcone
della Puglia", si affaccia sul Tavoliere. Lungo le sue pendici ricche
di ulivi e di flora rupicola, si scorge la chiesa della Madonna di Cristo, la
regale masseria borbonica di Paglicci e nelle vicinanze, l’omonima e ancor più
celebre grotta, di estremo interesse archeologico per le pitture rupestri. I
primi abitatori del Gargano vi celebrarono i loro fasti e vi lasciarono relitti
e dipinti di sorprendente valore.
Le vecchie abitazioni del centro storico conservano le tipologie costruttive tipiche del Gargano, nel borgo vi sono i resti di un castello dell’XI secolo, variamente rifatto e con sovrapposizioni sveve e angioine, di cui rimane una torre cilindrica.
In alto, a dominare il borgo medievale, sorgono la chiesa di Santa Maria, la cappella del Purgatorio, con la sua facciata in stile francescano, la cappella di S. Rocco e di S. Maria del Carmine.
Da vedere: Grotta
Paglicci, Chiesa di San Rocco, Il Castello.
Da comprare: Oggetti
artigianali di origine rurale.
Manifestazioni: Festa di
San Rocco ( 16 agosto),Sagra del vino (11 novembre), Sagra della capra (9
agosto)
Rodi Garganico
Rodi protesa sul mare, sommersa dai profumi di zagara e di resina, giardino d'aranci e di limoni, è la piccola capitale degli agrumi garganici. Questo borgo marinaro, ubicato su un piccolo promontorio nel versante nord del Gargano tra due lunghi e piatti arenili, vive la sua vita di mare con la pesca e il commercio. Rodi, colonia cretese, poi greca e rodia, identificata con la mitica Uria o con Portus Garnae, conserva tracce delle sue origini in importanti insediamenti preistorici nelle contrade a ponente della cittadina. Ogni strada di Rodi ha una sua marcata fisionomia: i cornicioni di origine provenzale, i ricchi portali lavorati, il borgo marinaro con le tipiche scalette.
Il centro storico è caratterizzato da un'architettura fondamentalmente "spontanea; sulle porte delle case, agli angoli delle strade vi sono numerose edicole devozionali; attraverso le case strette tra i vicoli, si scorgono tracce dell'antica cinta muraria e si possono ammirare diverse chiese. Il Santuario della Madonna della Libera, conserva la miracolosa Tavola della Madonna, giunta da Costantinopoli nel 1453 dopo la caduta dell'Impero d'Oriente, nel cappellone laterale del Santuario sono raccolte tavolette votive, segni del culto mariano e preziose testimonianze di arte popolare; la chiesa di San Pietro, del 1200, in origine convento francescano, di cui è visibile un piccolo tratto di chiostro inglobato nelle abitazioni; il portale dell'antico castello del Marchese di Cavaniglia; la chiesa di San Nicola, con il singolare campanile (XII-XIII sec.) articolato su tre piani con il tamburo ottagonale.
Il campanile alla metà del XVI secolo aveva la funzione di torre di avvistamento e faceva parte insieme ad altre 21 torri, del sistema difensivo costiero. Oggi Rodi è, grazie alla sua posizione geografica, un importante centro balneare con le spiagge di San Menaio, Torre Mileto e la Baia di Santa Barbara.
Da vedere: Chiesa
Santuario della Madonna della Libera. Il Castello. Chiesa di San Nicola col
Campanile. La cinta muraria. Il centro storico.
Da comprare: Oggetti in
legno.
Manifestazioni: Sfilata
di carri e gruppi mascherati (Carnevale), Processione del Cristo Morto (Venerdì
Santo), Festa della Madonna del Carmine (16 luglio), Festa di San Rocco e
dell'Assunta (19-20-21 agosto), Festa di Santa Maria della Libera e di San
Cristoforo (1-2-3 luglio), Processione di San Michele (29 settembre), Presepe
vivente (25 dicembre), Sagra delle arance (ultima domenica di maggio), Estate
Rodiana (dal 4 luglio al 31 agosto).
San Giovanni Rotondo
San Giovanni Rotondo è
adagiato in una valle alle pendici del Gargano. L'epiteto "Rotondo"
deriva da una costruzione circolare, il tempio dedicato a Giano divenuta poi la
chiesetta di San Giovanni. Secondo la tradizione, il paese fu fondato dalla
popolazione di Castel Pirgiano. A poca distanza dal paese sono ancora visibili
le tracce delle diverse culture che fiorirono in tempi remoti: un menhir del
V-IV millennio a.C. a Monte Calvo, reperti musteriani nella zona del lago di
Sant'Egidio, insediamenti neolitici a coppa Maselli e coppa Avatra; resti del
villaggio dauno di Gargaros-Bisanum nel centro storico dell'abitato. Le prime
notizie certe della cittadina risalgono al 1095.
Il piccolo borgo, favorito dall'abbondanza di acque sorgive e dalla fertilità dei terreni, ebbe una notevole crescita economica e demografica; nel 1220 Federico II costruì una poderosa cinta alta circa sette metri e spessa due, rafforzata da quindici imponenti torri alte fino a 17 metri e intorno al muro un vallo, largo e profondo. Delle torri esistenti, una ha struttura cilindrica lievemente scarpata in basso. Le altre, quadrangolari, trasformate ad abitazione ed inglobate nel moderno contesto urbano, conservano feritoie e balestriere, segni della loro funzione difensiva. Nel centro storico sono presenti numerosi edifici sacri: la già citata chiesa di San Giovanni o della Rotonda, la chiesa di Sant'Onofrio, la graziosa cappella della Madonna di Loreto e la chiesa di Santa Orsola. Il paese era una tappa lungo Via Sacra Langobardorum, dove i pellegrini si fermavano per pregare e per trovare ristoro dalle acque sorgive.
La presenza di Padre Pio da Pietrelcina, l'umile fraticello proclamato Beato il 2 maggio 2000 da papa Giovanni Paolo II, ha profondamente segnato la storia e il destino del paese. Dinanzi a lui si sono inchinati re, principi, papi, artisti scienziati e fedeli di altre religioni, anglicani, buddisti, induisti, tutti conquistati dalla sua grande forza. Il frate ha contribuito, alla realizzazione di grandi opere dedicate all'umanità come, la "Casa Sollievo della Sofferenza" moderno centro ospedaliero, il moderno Santuario costruito accanto all'antica chiesetta di Santa. Maria delle Grazie.
Da vedere: Chiesa di
Santa Maria delle Grazie, Chiesetta di San Giovanni o della Rotonda, Chiesa di
Sant'Onofrio, Resti della cinta muraria con relative torri, Casa Sollievo della
Sofferenza, La Via Crucis e il monumento a Padre Pio di Francesco Messina, Il
monumento a Padre Pio di Pericle Fazzini.
Da comprare: Oggetti
ricordo di Padre Pio, Oggetti cesellati in rame e in oro.
Manifestazioni: Festa
della Madonna delle Grazie (8 settembre), Festa di San Giovanni Battista (24
giugno), Anniversario della nascita di Padre Pio (25 maggio), Anniversario della
morte di Padre Pio (23 settembre), Fiera campionaria del bestiame (24 giugno)
San Marco in Lamis
La gola di Stignano si
apre per formare un'ampia conca carsica, dominata dal santuario di San Matteo.
In questo scenario sorge San Marco in Lamis. La storia del paese è legata al
santuario di San Matteo, una volta badia di San Giovanni in Lamis, alla cui
ombra nacque e si sviluppo la città di San Marco, rendendo fervida e sonante
d'opere la vita di questa valle. La badia sorse nel V secolo all'epoca
dell'apparizione dell'Arcangelo Michele, situato lungo la Via Sacra
Langobardorum, che portava i pellegrini dalle località più lontane alla grotta
dell'Arcangelo Michele, San Marco in Lamis è fin dall'antichità uno dei
principali centri sacri del Gargano.
Il centro storico, la padula, di origini medievali, conserva angoli pittoreschi. Vezzi dell'architettura povera più antica sono i tetti a schiera ed i "mugnali", singolari gradinate esterne con ballatoio. L'antica tradizione della lavorazione dell'oro è stata tramandata nelle botteghe dove gli orafi, con mazzetta, bicornia, filiera e punzone, cesellano fermagli e monili, creano pendenti e sustume, incastonano corniole e granati.
Nel territorio di San Marco si possono osservare diverse manifestazioni di carsismo, i pianori crivellati, le piccole doline, il vallone di Stignano, la dolina Pozzatina, la grotta di Montenero. La grotta di Montenero si trova nei pressi del monte omonimo, vi si scende all'inizio quasi carponi e ci si inoltra per qualche centinaio di metri nelle viscere della terra in un mondo di stalattiti e torrenti sotterranei. Inestimabile patrimonio naturale è la defensa, estesa area boschiva interrotta dalla macchia e dalle pietraie.
Da vedere: Santuario
della Madonna di Stignano, La Cattedrale, Il Palazzo Badiale, Il Santuario di
San Matteo, Il centro storico.
Da comprare: Oggetti in
legno e in ferro battuto, Oggetti cesellati in oro, Stoffe con ricami.
Manifestazioni: La
processione delle "fracchie" (venerdì di Pasqua), Fanoje di San
Giuseppe (19 marzo), Festa patronale di San Matteo (21 settembre), Festa
patronale di San Marco Evangelista (25 aprile), Pellegrinaggio alla grotta di
San Michele (dal 3° lunedì al 3° mercoledì di maggio), Processione della SS.
Vergine di Stignano, Sagra dell'acqua sala fredda (ultima domenica di luglio a
borgo Celano), "Mo' L'eSTATE" Festival della Comunicazione Sonora e
Visiva (agosto-settembre)
Sannicandro Garganico
Sannicandro sorge su una luminosa collina in prossimità del vallone che si dirige verso la vicina laguna di Lesina. Verso mezzogiorno gli fanno corona un cerchio di colline, a primavera ingentilite dai mandorli fioriti. La campagna circostante è tenuta a pascolo, e nella parte più fertile a seminativi, ortaggi, vigneti e oliveti. Notevole è il quartiere medioevale con la sua antica chiesa dedicata aSan Giorgio, della quale si vede ora la sola facciata. La chiesa di Santa Maria del Borgo è così detta per via di un grande spazio murato ed abitato, che munito di porte e bastioni, comunicava col castello per una via sotterranea. Del castello normanno è da ammirare la graziosa loggetta: un vero e proprio ricamo d’arte, che fa pensare a un tempo all’architettura araba e a quella del rinascimento italiano.
Sannicandro si è sviluppata in epoca medievale intorno all’attuale centro storico, con gli stretti archi bianchi di calce, con il suo corteo di ripide scalinate di calcare, create per collegare le case costruite su vari piani.
Le dimore rurali fortificate, localmente dette Casini, dei dintorni di San Nicandro sono rilevanti elementi paesaggistici. Il casino Palmieri ed il casino Caruso, situati a nord del centro abitato sono costruzioniparticolarmente interessanti per la loro struttura architettonica.
Da vedere: Il Castello,
La Cattedrale, Il Campanile, Il centro storico, Grotta di Pian della Macina
Da comprare: Oggetti in
ferro e in legno.
Manifestazioni:
Carnevale, Sagra del torcinello e della mozzarella
Serracapriola
Spazio e luce conferiscono eleganza a questa graziosa cittadina posta a 270 metri di altezza, su di un interessante punto panoramico sul Parco e, verso il mare, sulle isole Tremiti. Un’edilizia razionale rende ariose le vie e le piazze. Un lungo e largo viale è l’asse attorno al quale ruota la vita cittadina. Il castello medievale quadrato, con tre torri cilindriche e una ottagonale, le donano un aspetto nobiliare.
Nella cittadina è da visitare il castello, antica fortezza di monaci e feudatari. Fra quelle mura passarono i Benedettini e le nobili famiglie degli Sforza, dei Guevara, dei Gonzaga, dei Maresca. La Parrocchiale è dedicata a San Mercurio e possiede un fastoso altare di legno dorato sul quale spiccano tre tavole, ad olio, di Francesco da Tolentino: rappresentano San Mercurio, la Madonna col Bambino e una Santa. Nella zona sono stati scoperti resti molto interessanti di un villaggio preistorico, che risalgono all’età del ferro. Serracapriola rientra nel Parco per parte del suo territorio, che comprende il sinuoso basso corso del Fortore e la sua foce. Nell’area sono state fatte opere rimboschimento di conifere, meritevole di tutela sono anche i lembi di ambienti umidi.
Vico del Gargano
Posta su un colle a 445
m. di altitudine, Vico è un sito di varia e verde bellezza. A pochi chilometri
il sottostante mare verde rispecchia i colori della Foresta Umbra e della
vicina, elegante pineta. La sua vegetazione è ricca di una grande varietà di
alberi da selva e da frutta. Capitale delle selve e delle foreste, Vico ha nel
suo territorio buona parte della foresta Umbra. Importante insediamento
preistorico nell’area tra Vico, Peschici e Manaccore, si trovano abbondanti
resti: tombe, utensili, vasi e manufatti di pietra. Vico conta oltre 80 sorgive
affioranti che alimentano i fiumili per i giardini di arancio. Vico è ornato di
splendidi edifici a schiera che seguono il naturale andamento delle curve di
livello del colle, caratteristica che dona una pittoresca immagine al paese nel
suo insieme.
Al periodo svevo risale l’originaria struttura del castello, rimaneggiato e restaurato in epoche successive. Fu fatto costruire, probabilmente, nel 1240 da Federico II, dopo che una squadra veneta ebbe saccheggiato le terre del medio Adriatico. Dell’antico castello federiciano resta un torrione cilindrico con alcune camere dalle volte a crociera ogivale. Degno di visita è il convento dei Cappuccini, con chiostri tipici dell’architettura francescana.
Singolare è l’enorme leccio antistante il convento coi suoi lunghi rami, piantato dal frate Nicola da Vico nella prima metà del 1600.
Da vedere: Insediamento
preistorico di Monte Tabor, Coppa Cardone, Il Castello, Monte Pucci, Il Convento
dei Cappuccini, Il Palazzo della Bella, Il centro storico.
Da comprare: Oggetti in
legno e in ferro, lini al telaio
Manifestazioni: Festa di
San Valentino (14 febbraio), Processione del venerdì Santo
Vieste
Una delle più antiche città della Daunia, Vieste, presente negli scritti del geografo Tolomeo: deve il suo nome originario, Apeneste, all’antico tempio dedicato a Vesta. I primi insediamenti risalgono al X sec. a.c. Lungo il litorale vi sono interessanti grotte, dimore dei primi abitatori di queste terre. Gli scavi eseguiti tra il 1953 e il 1954 hanno fatto affiorare, nei pressi della chiesa di Merino, tracce di mura dell’età romana, a conferma dell’importanza già in quel tempo, di questo centro, fornito di fognatura e di acquedotto. Le suggestive "Grotte del Saraceno" sono le catacombe di Merino invase dalla vegetazione palustre. Vieste conserva le caratteristiche di antica città, aggrappata sopra altissime rocce, vigilata dal castello federiciano realizzato nel 1240. La parte vecchia è una struttura fortificata che si spinge con le sue viuzze strette, gli archi e le case imbiancate in cima ad una aguzza penisola, alla cui estremità si trova la chiesa di San Francesco. Tutta avvolta nell’inconfondibile bianco delle pareti che diventano case, Vieste è ricca di monumenti di rilievo: la Cattedrale di Santa Maria di Merino, stile romanico-pugliese, edificata su un antico tempio pagano, all’interno della quale si conservano pregevoli opere d’arte del 1500; il castello dell’epoca di Federico II e nei dintorni numerose tombe del periodo protostorico e paleocristiano.
Avvolto dalla leggenda, il monolito di Pizzomunno, un faraglione alto circa 26 metri, è assieme allo scoglio "isolotto" su cui sorge il faro, un elemento caratterizzante del paesaggio di questa marina.
Su di un lembo di terra
che si estende nel mare, vi è la Vieste moderna. Circondata dalle spiagge di
Marina piccola, San Lorenzo e del castello nota per le salutari sabbiature,
Vieste è dotata di numerose strutture alberghiere ed è il più importante
centro del turismo garganico, con le sue diramazioni verso Manacore, Torre
Gusmai e Pugnochiuso. Sulla costa si trovano i resti delle torri doganiere,
angioine ed aragonesi, un tempo vedette fiscali e ora severi posti di ristoro
per i turisti.
Porto di grande importanza, per gli scambi con l’altra sponda Adriatica, Vieste, fu spesso oggetto delle incursioni dei pirati che provenivano dal mare. Nel 1554si racconta che i pirati "cagionarono gravi danni al paese e trassero in schiavitù ben 7000 abitanti" (Strafforello, 1899). Nel centro storico rimane, a ricordo di quel tragico saccheggio, la pietra su cui furono decapitati centinaia di viestani la "Chianca amara"
Da vedere: Insediamenti
preistorici: Grotta Drisiglia. Grotta dei Carri. Merinum con l’omonima chiesa,
La Cattedrale. Il Castello, Il centro storico, Chiesa di Santa Croce, Museo
Archeologico, Museo Malacologico.
Da comprare: Ceramiche e
oggetti in legno.
Manifestazioni: Festa
patronale di San Giorgio (23 aprile) con la sagra della frittata e il palio
equestre sulla spiaggia
Isole Tremiti
L'arcipelago delle Tremiti dista 22 km dalla costa garganica ed è costituito da tre isole principali, San Domino, San Nicola e Capraia dalla piccola isola di Crepaccio e da numerosi scogli e spuntoni. San Domino offre ai visitatori il fascino della grotta delle Viole con le pareti ricoperte di centauree e cinerarie, e della grotta del Bue marino rifugio della foca monaca. L'isola di Capraia è caratterizzata da numerosi anfratti e da una galleria naturale in roccia calcarea che prelude ad una insenatura marina, l'Architello.L'abbandonata isola di Pianosa, accarezzata dai flutti delle onde ha una straordinaria valenza ambientale per la sua ricchezza di risorse ittiche. L'ossatura geologica delle isole è costituita da calcari e marne giallastre che in passato dovevano costituire il ponte naturale con la penisola balcanica attraverso cui hanno trovato passaggio numerose specie animali e vegetali. Narra la legenda che, su queste isole, riposano le spoglie di Diomede, eroe della Grecia antica, che invase e sottomise i territori del Gargano. Con l'avvento della Cristianità fu eretta in Tremiti la chiesa di Santa Maria, che diventò ben presto meta di pellegrinaggi. Nel XI secolo i Benedettini di Montecassino vi fondarono una abbazia destinata a diventare nel tempo un importante centro di potere. Sotto la guida dei Lateranensi, furono eseguite maestose opere che trasformarono le isole in un presidio militare che seppe resistere alle incursioni dei turchi nel XII secolo.








